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Garibaldi, icona dellItalia unita
22 febbraio 2010
Mentre si avvicina il 150° anniversario dellUnità dItalia, già punteggiato del suo forse inevitabile corollario di discussioni e polemiche, pubblichiamo un articolo attinente alla figura di Giuseppe Garibaldi, l«eroe dei due mondi» che certamente ha un posto di prima fila nel pantheon dei padri dellItalia unita.
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Nel
fragile immaginario patriottico degli italiani, ancora oggi la figura-simbolo
delleroe ha il viso, il poncho e la camicia color rosso sangue di Giuseppe
Garibaldi. E quella stravagante papalina sudamericana che gli
copriva la testa.
Garibaldi nacque il 4 luglio del 1807 a Nizza, oggi francese ma allepoca
porto del Regno di Sardegna, e nel 2007 il secondo centenario dalla sua nascita
si aprì ad occasioni, celebrazioni e ricordi più vivi e sentiti
rispetto ad altri dello stesso genere.
Eroe
dei due mondi, icona dellItalia unita, guerrigliero dellallora
popolo dei morti del quale proclamò i diritti negati da
secoli, che considerò protagonista vero e redento da sé stesso.
Popolo il quale, infine, nelle situazioni più nette, seguì
di slancio «il marinaro biondo che dal Gianicolo spronava contro loltraggio
gallico».
Figura leggendaria, dunque, quella di Garibaldi; e alimentata dagli innumerevoli
ritratti che lui stesso volle e dalle descrizioni romantiche che venivano
fatte dai suoi molti ammiratori fra i quali Alessandro Dumas.
Leroe,
per essere davvero tale, doveva avere anche il fisico del ruolo:
«Con gli occhi azzurri, tendenti al viola, di media statura, ben costrutto,
con larghe spalle e petto quadrato», così come suona una celebrata
d escrizione.
Non proprio realistica, però, perché in realtà Garibaldi
aveva gli occhi castani ed era piuttosto basso; fin da giovane, inoltre,
soffriva di terribili reumatismi.
Una
straordinaria forza suggestiva
Eppure
il suo aspetto si imponeva con una straordinaria forza suggestiva che, ben
più tardi, sarà uguagliata soltanto dal Che Guevara.
Cartoline, calendari e ritratti di Garibaldi furono prodotti a migliaia già
durante la sua vita.
In moltissime abitazioni di proletari, borghesi e nobili illuminati
il ritratto delleroe figurava accanto a quelli di famiglia, accostato
talvolta alle immagini del santo protettore. Il mercato lo adottò,
come marchio commerciale di sicuro successo, e le botteghe ebbero nelle loro
vetrine gomme da masticare, scatolette di tonno patrio, sigari e molti altri
prodotti tutti targati Garibaldi.
Un simile personaggio, poi, poteva sfuggire alla reputazione
vera-falsa di amatore infaticabile. Le donne gli piacevano, eccome, ma non
soltanto sotto lunico, abituale profilo. Ne aveva una grande considerazione
come persone. Diceva di loro: «Oh, la donna! Che essere straordinario!
Essa è più perfetta delluomo!». Gli si conoscono
molte avventure di una notte, ma soprattutto rapporti di lunga durata assolutamente
appassionati e, per i suoi tempi, modernissimi e piuttosto sfortunati.
Lamatissima Anita de Jesus Ribeiro, brasiliana
di origine portoghese, dai mitici occhi scuri, donna del popolo, abbracciò
per dieci anni la vita precaria, la solitudine, lavventura ed il rischio
che le offriva il guerrigliero Garibaldi. Fino a quando, stremata, morì
nella pineta di Ravenna nellagosto 1849 dopo il tramonto del sogno
repubblicano di Roma.
Il secondo matrimonio, con la diciottenne marchesina
Giuseppina Raimondi, si risolse, per il cinquantaduenne mito dellItalia
ormai unita, in un autentico fiasco: la giovane sposa era incinta di un altro
uomo. Gli amori altolocati non si confacevano a Giuseppe Garibaldi, o piuttosto
lui non si confaceva ai costumi di certa nobiltà.
Ormai vecchio, nel ritiro di Caprera tornò ad una
donna del popolo, Francesca Armosino (la balia dei figli di sua figlia Teresita),
traordinariamente somigliante alla sua mai dimenticata Anita de Jesus e come
lei dalla personalità forte e generosa.
Una figura leggendaria
Da un punto di vista politico Garibaldi fu un irregolare,
ossia non appartenne in modo organico ad alcuna delle parti risorgimentali.
Nel XX secolo la sua figura, sempre più leggendaria, fu arruolatain
politica da ideologie completamente opposte fra loro.
Il fascismo adoperò il nazionalismo garibaldino
per inserirsi come erede del risorgimento; le brigate Garibaldi della resistenza
riassunsero, in quel nome, gli ideali democratici e di lotta ai tiranni per
i quali aveva combattuto l«eroe dei due mondi» e per i
quali, ora, i nuovi garibaldini combattevano sulle montagne.
Nelle storiche elezioni politiche del 1948 il blocco
del popolo, delle sinistre unite, adottò nel proprio simbolo elettorale
il suo viso. Del resto le camicie rosse dei garibaldini (il cui colore in
verità fu casuale) avevano la stessa tinta delle belle bandiere
dellattuale riscatto proletario.
In realtà per Garibaldi la politica era di gran
lunga meno importante della guerra, ma aveva trovato una causa nella quale
credeva e per la quale valeva la vita di battersi. Diceva di sé, scrivendo
ad un amico: «Io son fatto per romper i coglioni a mezza
umanità; e lho giurato; sì! Ho giurato per Cristo! Di
consacrare la mia vita allaltrui perturbazione
.».
E ad Anita: «tu dilli alle donne italiane, che
disprezzino (con quel bello ed efficace disprezzo che possedete voi donne)
glitaliani codardi, glitaliani sbigottiti; che riserbino i loro
baci per i valorosi che saranno redimere la nostra terra». Infine,
nelle sue memorie: «Certo non provò tanta soddisfazione
Colombo nella scoperta dellAmerica come ne provai io al ritrovare chi
si occupasse della redenzione patria».
Per saperne di più:
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Giuseppe
Garibaldi
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