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Le Rubriche: In Convivio


CHI L'HA DETTO?

Le citazioni che compaiono in questa rubrica sono in buona parte ricavate da Spunti e spuntini letterari di Rita Rutigliano, pubblicato nel dicembre 2000 dalla GS Editrice, che ha inaugurato la collana “Cibo di carta” proposta dall’autrice all’associazione culturale “Ca dj’ Amis – Ristoranti della Tavolozza” Il volume ha vinto il terzo premio al concorso nazionale “Libri da gustare" 2001 e nello stesso anno ha ottenuto una nomination al prestigioso concorso internazionale per il “Gourmand World Cookbook Award 2001”, per la categoria "Best Food Literature Book" in cui si è poi aggiudicato il titolo di "Miglior libro in Italiano" (cfr http://www.cookbookfair.com).

Collaborate! Ringraziamo in anticipo chi vuole aiutarci a far crescere la nostra raccolta. Scrivete a redazione@lagazzettaweb.it, premettendo la frase CHI L'HA DETTO? e poi inserendo oltre alla citazione le indicazioni bibliografiche (autore, titolo del volume, numero della pagina, editore etc).


2006 - citazioni da 21 a 40
1-20 | 21-40 | 41-60 | 61-80 | 81-100

Forse non tutti conoscono i famosi postulati di Bay./Il primo postulato suona così:/i piatti sono i mattoni del mondo/più piatti conosci/più è grande la tua casa/se ne perdi qualcuno/è come una crepa sul muro della tua stessa casa./Il secondo dice:non chiedere mai quale piatto ti stanno preparando/è sempre un tuo piatto/il cuoco può essere più o meno bravo/e gli ingredienti utilizzati più o meno buoni/ma è sempre un tuo piatto.
A. Bay
Le ricette degli altri

[…] andai in cucina a controllare se c’erano gli ingredienti per quello che avevo in mente. Fagioli cannellini, rosmarino, un paio di cipollotti, bottarga. E spaghetti. C’era tutto. […] Misi a bollire l’acqua per la pasta e la salai subito. […] Pulii i cipollotti, li tagliai a fettine e li misi a cuocere in padella, con olio e con il rosmarino. Dopo quattro o cinque minuti aggiunsi i fagioli e un pizzico di peperoncino. Lasciai cuocere mentre calavo duecento grammi di spaghetti. Li scolai cinque minuti dopo, perché la pasta mi piace molto dura, e li feci saltare nella padella con il condimento, Dopo aver messo nel piatto, che traboccava alquanto, cosparsi abbondantemente (più di quanto prevedeva la ricetta) con la bottarga. Mangiai che era quasi mezzanotte, bevendomi mezza bottiglia di un bianco siciliano a 14 gradi […].

Gianrico Carofiglio
Ad occhi chiusi

Cenammo molto allegramente e con appetito. Avevo fatto portare vino e acquavite, ma il mio negro aveva dimenticato il pane. Non mi sono preoccupato più di tanto. Mangiai come loro banane arrosto o bollite con la carne insieme al grasso e al magro del maiale, a guisa di pane, accompagnando il tutto con salse al peperoncino. Sia che l'aria, la strada e la novità mi avessero dato più appetito del solito, sia che la carne fosse più tenera e più appetitosa, credo che ne mangiai quasi quattro libbre. Dormimmo a meraviglia. Ci svegliò la fame più che la luce del giorno.

Jean-Baptiste Labat
Viaggio alle Antille

[...] egli prese la tazza e bevendo il dolce vino con piacere indicibile, dell’altro ne chiedeva: dammene ancora, ti prego, e subito dimmi il tuo nome perché possa offrirti il dono degli ospiti, che, sono certo, ti farà felice. Anche ai Ciclopi qui la terra fertile dà vino dai grappoli pesanti che la pioggia di Zeus feconda: ma è ambrosia questo, una vena di nettare.

Omero
Odissea

Ecco la ricetta della pastina in brodo della pensione. Portare ad ebollizione il brodo (lungo ma grasso) in una pentola d’alluminio non perfettamente pulita. Gettare la pastina (stelline). Chiamare una amica al telefono e stare al telefono il doppio del tempo necessario alla normale cottura della pastina. Spengere il gas e quando la minestra è quasi fredda portarla in tavola e servirla nelle fondine gelate augurando “buon appetito”.

A. Buzzi
L’uovo alla kok

Il ristorante cinese Dea del Cielo, in Brodway, vicino alla Novantasettesima Strada, serve piatti tanto cantonesi quanto dello Szechuan, e ha un menù così vasto e così lungo e così intricato che una volta uno studente di filosofia coreano era caduto in una specie di estetica catalessi dopo aver ingerito un’enorme varrietà di maiale speziato e aveva dovuto essere portato al Bellevue Hospital. Quando era rinvenuto, al pronto soccorso dell’ospedale, aveva superato il trauma dovuto al menu del Dea del Cielo, ma aveva abbandonato la filosofia, e oggi fa il conduttore su un tram di San Francisco.

D. E. Westlake
La danza degli aztechi

La birra è la prova che Dio ci ama e vuole che siamo felici.

B. Franklin

E dire che si mangiavano cose tremende, la città puzzava di cipolla, dall'America mandavano pacchi incongrui, preziose scatole di prosciutto assieme a inutili rotoli di aghi e filo, e ignote spezie. I nostri vicini irrorarono un arrosto di una polvere chiara che risultò poi essere le ceneri di una zia. Non avevamo più le uova dai contadini, ci si arrangiava con il mercato nero. Ma poco importava.
R. Rossanda
La ragazza del secolo scorso

In cucina trovai il dottor Soldevilla che ci aggiornò sulle condizioni del paziente. “Il peggio è passato” disse. “Non c'è da preoccuparsi. [...] Il suo amico ha una frattura al braccio sinistro e due costole rotte, ha perso tre denti e presenta contusioni multiple e tagli [...]. Qualche istante fa ha ripreso conoscenza e mi ha pregato di riferirvi che si sente energico come un ragazzino di vent’anni e che vorrebbe un panino col sanguinaccio, un cioccolatino e delle caramelle Sugus al limone. In linea di principio non mi opporrei, ma per il momento credo sia meglio una dieta a base di succhi di frutta, yogurt e un po' di riso in bianco. [...]”.

C. Ruiz Zafon
L’ombra del vento

Il manuale dal titolo: “Della donna non si butta via niente. Con 21 ricette per cucinarla” suggerisce un approccio inusuale con le donne. Un'idea originale, non v’è dubbio. Peccato che il problema con le donne, non sia cucinarle. Ma digerirle.

I. Montanelli

Appena aperto il frigorifero, la vide. La caponatina! Sciavuròsa, colorita, abbondante, riempiva un piatto funnùto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane, nel sacco di plastica, era fresco, accattato nella matinata. Naturali, spontanee, gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale dell’Aida. Canticchiandole, raprì la porta-finestra doppo avere addrumato la luce della verandina. Sì, la notte era frisca, ma avrebbe consentito la mangiata all’aperto. Conzò il tavolinetto, portò fora il piatto, il vino, il pane e s'assittò."

A. Camilleri
La gita a Tindari

C’è una miseria nera. Pochi bambini accorrono in stazione a cercare un gavettino di rancio per le famiglie. Quando i bambini sono tanti, i russi sparano per aria per disperderli. Le donne girano a vendere anelli, orologi, camicie, per un pezzo di pane. Un orologio d’oro vale due etti di pane o un pezzetto di lardo o una scatoletta di carne.

N. Revelli
La strada del davai

Malgrado sperassi che non si sarebbero stancati di discutere, per il momento sembravano tutti distratti dal sontuoso pasto. Quel che ora osservavo era la gamma dei diversi modi di mangiare, dal delicato al vorace, punteggiata dai coloriti commenti sul cibo [...]. A dire il vero, non tutti si limitavano a mangiare. Il dottore, me ne accorsi, preferiva di gran lunga lo champagne e il vino ungherese alle seconde portate. (“tacchino ripieno di noci”, “fagiano di monte e pernici al forno2...)

S. Sontag
In America

“[...] Ma io non fallirò. Preleverò un seme, e dal seme farò semenza”. “La zucca gigante non esiste” sentenziò Galaverna. E aggiunse con cattiveria: “Esiste la zucca nana, tanto piccola che un frutto maturo non riuscirebbe a sfamare neppure un bambino. Vuoi che ti accompagni alla ricerca di questa pianta?”. “Dalla semenza nasceranno molte piante e molte zucche giganti” proseguì la donna, testarda. “E tra pochi anni l’intera pianura del Po sarà una grande piantagione di zucche. Neppure l’uomo più povero del mondo resterà senza mangiare, perché nessuno riuscirebbe a divorarle tutte”. Galaverna il mendicante rise in maniera beffarda, e Sant’Anselmo credette di indovinare il pensiero che divertiva il suo compagno di viaggio: qualcuno, prima o poi, si sarebbe impadronito delle zucche, per farne commercio o per misurare in zucche la propria ricchezza. Oppure aveva ragione Parpaia, e le zucche si sarebbero tanto diffuse in tutto il mondo che nessun uomo avrebbe mai speso un soldo per acquistarne una? “Probabilmente la zucca prosperava nel Paradiso Terrestre ed è l’ultima pianta sopravvissuta a quel periodo felice” azzardò il santo. “Lo penso anch’io” disse Parpaia.

G. Pederiali
Il tesoro del Bigatto

Un viaggio gastronomico a Parigi, che una volta sarebbe stato di breve durata, oggi è divenuto lungo quasi quanto un viaggio intorno al mondo

Grimod de la Reyniere
Almanach des gourmands, ou calendrier nutritif

I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,/con i frutti più squisiti,/alberi di cipro con nardo,/ nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo/con ogni specie d’alberi da incenso;/mirra e aloe/con tutti i migliori aromi.

Bibbia (Cantico dei Cantici)

“[...] Immaginate che cosa vuol dire vivere in mezzo a noi come se si avesse un doppio fondo, vivere contemporaneamente in due realtà diverse ed opposte? E quando voi, seduti in poltrona il venerdì sera, tornate a parlare di queste cose, non potete fare a meno di parlarne, e cianciate di gruppi d’èlite, di votati al suicidio, di fanatici frustrati, a me viene da ridere o da gridare (ma finisco per non dire nulla, mi caccio soltanto in bocca, furiosamente, un’altra manciata di noccioline).

A. B. Yehoshua

Uno degli errori più gravi e più comuni in cui oggi incorrono molti consumatori di vino è di credere che un certo vino, riconoscibile al nome e all’etichetta, debba essere sempre uguale a se stesso, e sempre buono se una volta è stato trovato buono: di chiedere, dunque, al commerciante un vino che risponda a requisiti di “continuità”. L'errore deriva senza dubbio da un inconscio adeguarsi alla produzione industriale di tanti altri beni di consumo.

M. Soldati
Vino al vino

Erano circa le nove; stavano per prendere il caffè. Fuori, sotto i meli del primo cortile, cominciava il ballo campestre. (…) Villici e villanelle saltavano in tondo gridando a squarciagola un selvaggio motivo di ballo accompagnato debolmente da due violini e da un clarinetto (…).

G. de Maupassant
Una vita

Celia e io siamo amiche all’antica. Ci chiamiamo per telefono per raccontarci i reciproci segreti, ci lamentiamo, ci diamo consigli che restano inascoltati […]; inoltre ci incontriamo per prendere il tè con i pasticcini e accumulare in un’ora tutte le calorie che ci siamo risparmiate durante tutto il resto del mese. E a volte ci incontriamo per piangere in silenzio, perché a entrambe sono toccate prove difficili, di quelle che non hanno bisogno di parole, ma di lacrime.

da Il mondo di Isabel Allende
a cura di C. Correas Zapata

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